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La Rete, la Tv e l'informazione!

Bellissimo servizio, chiaro e ben fatto riguardante la delicata tematica dell' informazione.

La Rete supera la Tv come mezzo preferito per l'intrattenimento e soprattutto l'informazione, la Tv accusa la carenza di cultura e programmi di approfondimento ed una informazione praticamente inesistente.



voi cosa ne pensate?

Tecniche di Disinformazione-Parte 4

IL LINGUAGGIO

1. IL LINGUAGGIO SCRITTO

La redazione della notizia occulta spesso, sotto la facciata della neutralità ed oggettività, la valutazione del/la giornalista e del media per il quale lavora. Possiamo distinguere diverse tecniche per far scivolare, mediante il solo uso dell’espressione scritta, l’opinione dei redattori sopra l’informazione che ci offrono:

1.1 Tono/linguaggio orientato

L’uso, a seconda dei casi, di un tono trionfalista, peggiorativo o di condanna tagliente, presentando come indiscutibile la valutazione positiva o negativa di un fatto attraverso il linguaggio, per togliere ogni dubbio e dibattito in merito.
Un’altra maniera più sottile per screditare una cosa mediante il linguaggio è l’uso delle virgolette. Non per trascrivere una dichiarazione, come vedremo nel punto Fonti di Informazione, ma per mettere in dubbio un termine od un fatto. Per esempio, nelle notizie che si riferiscono alle occupazioni di solito mettono fra virgolette l’espressione Centro Sociale, mentre non accade lo stesso se si tratta di un centro sociale o culturale del comune. La stessa cosa avviene con l’espressione Scuola Popolare, che nelle notizie viene messa fra virgolette mentre non viene fatto lo stesso con le scuole statali o private.
Evidentemente, in questi casi ed in molti altri le virgolette hanno la funzione di screditare e mettere in dubbio il loro contenuto.

1.2 «Parole magiche»

La creazione ed imposizione di una opinione mediante ciò che abbiamo chiamato «parole magiche», vale a dire: termini con una connotazione positiva (sviluppo, crescita, tecnologia, Europa, moderato, competitività, impiego, flessibilità) o negativa (primitivo, radicale, illegale, fondamentalista, protezionismo). Questi sono utilizzati così ripetutamente in certi discorsi o contesti che finiscono assumendo per conto loro un valore aggiunto, una connotazione che va oltre il loro semplice significato. Il risultato pratico è che, una volta generata la «parola magica», basta associarla a qualsiasi tema o argomento per impregnarlo dei suoi valori.
Così per presentare la liquidazione del settore pubblico come qualcosa di positivo basta risaltare (se possibile nei titoli) che questo va a generare più competitività, più crescita, o che ci avvicinerà di più all’Europa. E per giustificare e legittimare l’investimento multimilionario dello Stato in armamenti, basta riferirsi alla quantità di impiego che questo genera. In cambio, per demonizzare e criminalizzare qualsiasi iniziativa o azione dei movimenti sociali o popolari che metta in dubbio seriamente il sistema dominante, si usa ed abusa del termine «radicale», previamente negativizzato ed associato a concetti come «fanatico», «ultrà» o incluso «terrorista».

1.3 Associazioni di parole e fatti

Alcune parole inoltre sono di solito associate a determinati collettivi o persone («giovani radicali» o «giovani violenti», «radicalismo basco», «esercito umanitario», «integralismo/radicalismo arabo/islamico»…) di modo che una delle due parole finisce per evocare automaticamente l’altra. In altri casi la manipolazione si produce nell’associare ripetutamente certi collettivi con determinati fatti. Il miglior esempio è il caso di fatti delittuosi che hanno come protagonisti immigrati, nei quali solitamente viene risaltata (e normalmente nei titoli) la nazionalità o condizione di immigrato/a degli stessi. Anche se normalmente le notizie non stabiliscono una
relazione diretta ed esplicita fra il fatto di essere immigrato e la delinquenza, si genera per ripetizione una stretta associazione fra l’immigrazione e fatti delittuosi o di conflitto, fomentando con ciò allarme sociale, xenofobia e razzismo.

1.4 Eufemismi e tecnicismi

Hanno l’effetto di banalizzare, ammorbidire o togliere valore alla portata di un argomento, presentandolo sprovvisto del suo proprio contenuto e significato. Per esempio, presentando un certo armamento come un prodotto di alta tecnologia, utilizzando espressioni eufemistiche come «danni collaterali» invece di civili morti quando si parla di una guerra, «forze dell’ordine» invece di forze di polizia o forze repressive, «intervento aereo o terrestre» invece di attacco, bombardamento o invasione, «maltrattamenti o violenza domestica» invece di aggressione o violenza maschilista o maschile, ecc. In altri casi l’uso di un certo linguaggio tecnico, come il gergo giuridico, amministrativo o di determinate professioni complica, quando non impedisce, alla maggior parte dei lettori di comprendere il significato di certe notizie allo stesso tempo, con l’utilizzo di questi termini tecnici-specializzati si pretende di rivestire l’informazione (con le valutazioni ed opinioni che incorpora) di autorità e oggettività, appoggiandosi sul carattere di indiscutibilità che viene attribuito di solito a tutte le cose scientifiche.

1.5 Espressioni orientate

Senza che siano precisamente degli eufemismi, sono «frasi fatte» che tendono a ripetersi nel linguaggio giornalistico, e che servono per orientare in un certo senso la descrizione apparentemente oggettiva di certi fatti.
Gli esempi sono innumerevoli, anche se vale la pena di riportarne alcuni:
Per esempio, per giustificare cariche poliziani nel caso di manifestazioni, si suole utilizzare le seguenti espressioni: «La polizia si vide obbligata a caricare», o «Provocarono la carica della polizia». Così in molti casi si scarica la responsabilità della violenza su coloro che prendono le botte. Quando non si verificano cariche, numerose relazioni di manifestazioni finiscono con espressioni tipo: «Non ci sono stati incidenti». La formula non è innocente, perché sembra indicare la cosa come un fatto eccezionale. Vale a dire che sottolineando che non ci sono stati incidenti si vuol fare capire che la cosa normale sarebbe stato il contrario, e con ciò si insiste sottilmente nel conferire un’immagine violenta a certi gruppi o collettivi. L’espressione: «Fonti ben informate» si suole utilizzare per dare affidabilità ad informazioni estratte da fonti inconfessabili, sospettose o direttamente per legittimare rumori o informazione inventata.

1.6 Stili narrativi

Per scrivere certe notizie spesso si utilizzano diversi stili narrativi (epico, lirico, satirico, pubblicitario), cercando così di generare un sentimento di consenso o rifiuto verso alcuni fatti che se non fossero narrati in questa maniera potrebbero suscitare nel lettore impressioni non convenienti.

Tecniche di Disinformazione-Parte 3

CONTORNO/CORNICE NELLA QUALE È INSERITA LA NOTIZIA

La cornice in cui si inserisce la notizia, vale a dire le altre notizie, coi loro titoli e foto, che la circondano, può influire in maniera importante sulla sua interpretazione. La maggior parte delle volte la cornice di una notizia è abbastanza casuale, o risponde alla logica delle sezioni tematiche, dello spazio disponibile, ecc. Però più spesso di quanto si possa pensare, si «disegnano» le pagine (selezione e collocamento strategico di notizie, foto, redazione di titoli, ecc.) perché anche il contorno influisca su una notizia, rafforzando così il «messaggio» negativo o positivo della stessa, smentendola, coprendola o, al contrario, risaltandola.
Il «disegno» della pagina, nel suo insieme, può convertirsi in un meccanismo molto sottile di interpretazione della realtà, provocando l’associazione più o meno cosciente di idee e notizie che formalmente sono indipendenti e che non sono relazionate esplicitamente.

FOTOGRAFIE ED ALTRO MATERIALE GRAFICO

Insieme ai titoli, le foto ed altro materiale grafico (disegni, schemi, cartine, ecc.) sono gli elementi di una notizia che attraggono maggiormente l’attenzione su di essa. Senza dubbio, il fatto di aggiungere o meno una foto ad una notizia, così come la sua grandezza, influisce poderosamente nel risaltare o sminuire il fatto riportato. Questa è un’altra tecnica che possiede il periodico per imporre ciò che considera fatti interessanti ed emarginare quelli che non gli interessano. Un esempio molto comune di questa attitudine sono le notizie che si riferiscono all’ultima novità di qualche scandalo politico o qualche dichiarazione ufficiale, che di solito includono la fotografia del/la ministro/a o politico/a di turno, spesso fin troppo conosciuto dai cittadini medi, per cui questa foto non sta adempiendo nessuna funzione informativa né di verifica, ma semplicemente serve per richiamare l’attenzione e risaltare la notizia in questione.

STRUTTURAZIONE DI UNA NOTIZIA: LA «PIRAMIDE ROVESCIATA»

Perché l’informazione data da una notizia sia pienamente comprensibile deve rispondere per quanto è possibile alle 6 domande basiche: cosa/chi/come/quando/dove/perché? Le risposte (normalmente nel solito ordine) dovrebbero apparire nello svolgimento della notizia, ma i media non prestano la stessa attenzione a tutte. Questa gerarchizzazione delle domande, per privilegiare quell’informazione che il media considera più importante, viene determinata per ciò che nel vocabolario giornalistico si conosce come la tecnica della «piramide rovesciata», che è la forma classica di scrivere una notizia (quella che si insegna nelle facoltà e scuole di giornalismo).
La piramide rovesciata struttura l’informazione nella seguente maniera:
1. Titolo e trafiletto (riassunto in grassetto).
2. Il fatto centrale della notizia.
3. Antecedenti e conseguenze (contestualizzazione).
4. Altri dati complementari (ampliazione del tema e relazione con altri fatti)

Secondo questo schema, la cosa meno rilevante è il contesto (il perché?) nel quale si produce un fatto e le sue relazioni con altri avvenimenti, dunque ciò che, seguendo la piramide rovesciata, si suole lasciare in fondo.
A causa della gran quantità di notizie che contiene un giornale, la maggior parte dei lettori leggono solo titoli e trafiletti, dove ciò che risalta è il che? ed il chi? Vale a dire, si tende a descrivere il fatto isolato, fuori del contesto e svincolato da altre realtà relazionate, dato che poca gente è solita arrivare fino alla fine del testo della notizia (a meno che le interessi in particolar modo), per cui il contesto ed altri dati complementari sono di solito condannati a passare abbastanza inosservati. D’altra parte, quando il/la redattore/trice capo ha problemi di spazio per inquadrare tutte le notizie nelle pagine, taglia sempre i testi iniziando dalla fine, per cui, la prima cosa che sparisce da una notizia è la connessione con altri fatti e la sua contestualizzazione. Questa forma di strutturare e trattare la notizia rende difficile la piena comprensione di ciò che è accaduto, quindi possiamo vedere come la stessa logica di redazione di un giornale tende ad emarginare e sacrificare gli elementi che normalmente permettono di capire più profondamente la realtà dei fatti: cause e contesto dei fatti, relazione con altri avvenimenti, ecc. E per gli stessi motivi tende a risaltare esageratamente le cose più aneddotiche: il che? immediato (avvenimento isolato), il chi? (personificando eccessivamente molti fatti, creando personaggi pubblici o di attualità) ed il come? (i dettagli più spettacolari di come è successo il fatto, ecc.). Questo si nota molto nelle notizie relative a conflitti sociali, movimenti sociali, ecc.

Titoli e trafiletti
I titoli risaltano gli aspetti della notizia che interessa mettere in evidenza. Insieme alla fotografia, è di solito l’elemento più appariscente di una notizia, poiché funge da sintesi e richiamo dell’attenzione. Come sintesi (una frase) non lascia spazio a sfumature, è sempre abbastanza semplicista. Come richiamo tende a cercare lo scandaloso. La curiosità è che a volte i titoli e i trafiletti iniziali non corrispondono al contenuto reale della notizia (il corpo del testo) o con le cose più importanti di questa, o incluso possono arrivare a falsare la notizia riportata. Dato che, come già abbiamo commentato, è provato che la maggior parte dei lettori leggono principalmente i titoli, qualche trafiletto iniziale (se ci sono), e leggono solo poche notizie complete, l’immagine che si formano su determinati argomenti dei quali normalmente facciano questa lettura tanto
superficiale può risultare molto deformata. Il fatto che i titoli siano più manipolativi dei testi ha quindi un’importante effetto di disinformazione.

Decontestualizzazione
Anche nel caso in cui una notizia proponga informazione che risponda alle 6 domande, il «perché?» può essere spiegato solo in base alle sue ragioni più immediate e accessorie, senza permettere al lettore di arrivare a capire la situazione di partenza che originò il fatto. Anche se la realtà è molto complessa ed i fatti non si producono in forma isolata, sulla stampa di solito sono presentati come fatti indipendenti, senza nessun vincolo con altre questioni ed aspetti della stessa realtà che sono spesso la loro causa ed origine. Il contesto passato e presente di una notizia è fondamentale per poter comprendere ed analizzare una realtà e, a partire da questa analisi, valutare e formarsi una opinione propria su quello che succede. Nella misura in cui il al lettore manchino elementi coi quali valutare l’origine e l’ampiezza di un fatto per formarsi una propria
opinione in merito, risulterà più facile al giornale imporre la sua.
La decontestualizzazione può essere di due tipi:
a) Decontestualizzazione storica: Omissione di antecedenti politici, economici, sociali, internazionali, ecc. che permettano analizzare e comprendere fatti e situazioni attuali.
b) Notizie-puzzle: Dispersione e frammentazione dei differenti aspetti e cause/conseguenze di un fatto, di modo che si complica o impedisce la visione d’insieme e gli effetti che derivano da questo.
b) La frammentazione si può fare nel tempo (pubblicazione in date distinte) e/o nello spazio (distribuendo nelle varie sezioni del periodico gli aspetti economici, sociali, internazionali ecc. di uno stesso fatto), svincolando quindi il fatto dal suo contesto attuale.

Tecniche di Disinformazione-Parte 2

STRUTTURAZIONE DELL’INFORMAZIONE NEI GIORNALI

1. LOCALIZZAZIONE ED ESTENSIONE DELLA NOTIZIA
Il luogo e lo spazio che occupa una notizia influisce in maniera fondamentale nella sua percezione da parte del lettore, relativizza la sua importanza e favorisce il fatto che una determinata informazione possa passare più o meno inosservata in funzione degli interessi del periodico. Sotto l’apparenza di stare informando in maniera dettagliata sopra una gran quantità di fatti di attualità, i media stabiliscono in realtà una gerarchizzazione interessata degli stessi, secondo la loro localizzazione ed estensione, che privilegia quindi certe notizie ed emargina e quasi occulta altre. Si possono considerare varie forme di risaltare o nascondere una notizia che dipendono dal luogo e dallo spazio che occupa:

1.1 Secondo le pagine dove appare
Le notizie in copertina e nelle prime pagine sono quelle che si leggono per prime dato che risaltano fra le altre come le più importanti. Influiscono dunque sopra i lettori dandogli come già selezionati alcuni centri di interesse a scapito di altri. Nella stessa maniera si può risaltare di più una notizia se si presenta in una pagina dispari poiché si presta più attenzione a quella (è più «in vista»). Di fatto, inserire un annuncio in una pagina dispari è sempre più caro che in una pagina pari, perché risulta più visibile.

1.2 Secondo la sua ubicazione nella pagina
Se è situata, per esempio, negli angoli superiori, sopra tutto quelli a destra, una notizia salta più agli occhi che in altre posizioni. La composizione finale della pagina può quindi servire per emarginare certe notizie e risaltare altre.

1.3 Secondo la sua estensione
L’ampiezza di una notizia, vale a dire: il numero di pagine che un periodico le dedica e quello dei giorni che lo mantiene «di attualità» sono un buon metro dell’interesse che il periodico vuole dare (e che i lettori diamo) ad un determinato argomento.

1.4 Secondo la sezione in cui appare
Tutto il giornale è suddiviso in sezioni, in base generalmente a due criteri distinti:
-Sezioni di estensione o portata: Opinione, Internazionale, Nazionale, Regionale, e incluso Locale.
Determinano la rilevanza o la portata che ha una notizia.
-Sezioni specializzate: Società, Cultura, Economia, Sport, ecc. Determinano il carattere o l’interpretazione della notizia.
Questa suddivisione della realtà non è implicita nei fatti, ma dipende dal criterio soggettivo di ogni periodico. In teoria suddivisione in queste sezioni si realizza per ordinare l’informazione e facilitare la sua comprensione. Però, oltre il proposito di organizzare le informazioni, l’assegnazione di una notizia ad una o un’altra sezione di solito ha un’influenza importante sopra la sua rilevanza e diffusione, e sopra l’interpretazione che gli si da.

a) Effetti sulla rilevanza e la diffusione
Tutte le sezioni non hanno la stessa importanza né diffusione, ma hanno una gerarchizzazione. Quanto prima si ponga una sezione, normalmente le sue notizie saranno più risaltate. L’ordine delle sezioni varia a seconda dei periodici, ma di solito è: Opinioni, Nazionale, Internazionale, Società, Cultura, Regionale (diffusione che non oltrepassa la regione corrispondente), Economia. La collocazione di una notizia in una o un’altra sezione, anche se spesso può risultare abbastanza ragionevole, altre volte risulta senza dubbio arbitraria e discutibile.
Così la scelta della sezione può avere l’effetto di risaltare molto o emarginare totalmente un avvenimento.
Per esempio, la sezione delle Opinioni (contiene gli Editoriali ed i colonnisti ed umoristi più prestigiosi) è, per la sua collocazione, una delle più lette di qualsiasi testata. Ed il criterio per decidere se un fatto si merita o no di essere commentato in Opinioni, o come «argomento del giorno» negli Editoriali, è totalmente arbitrario. Si tratta semplicemente di ciò che il giornale considera più rilevante. Nel caso delle altre sezioni, anche se i criteri di collocazione sono di solito più chiari, ci si può trovare ugualmente un certo grado di arbitrarietà.

Risulta spesso abbastanza arbitrario e interessato il fatto che, per esempio, a molte dichiarazioni dei politici, estratte dai loro continui «deliri», bisticci e strategie, gli si attribuisca importanza nazionale, mentre si relegano quasi tutte le mobilitazioni sociali importanti a sezioni «più discrete» come Società, Regionale (che non vengono diffuse al di fuori della regione) o incluso Economia.

Da un’altro aspetto, a parte gli effetti sulla diffusione della notizia, l’aggiudicare un fatto a Nazionale o a Regionale influenza logicamente l’idea che il lettore si fa sulla sua rilevanza, come qualcosa di aneddotico o qualcosa che arriva ad interessare tutto il paese.
Però a volte si può verificare un effetto inverso nella relazione fra le sezioni Internazionale e
Nazionale. Nonostante entrambe abbiano la stessa diffusione, l’inclusione di una notizia in Internazionale può cercare un effetto di lontananza conveniente (in questioni scomode o delicate). Di modo che un fatto che ci interessa in maniera importante è presentato come qualcosa di distante, estraneo alla nostra realtà più immediata e per tanto poco rilevante.
Di solito questo succede in ciò che riguarda le riunioni ed accordi di organismi internazionali su temi militari (NATO, OCDE), economici (FMI, WTO) o incluso alimentari (Per esempio, la discussione sugli alimenti transgenici ci suona come qualcosa che sta succedendo «lì fuori»,
quando in realtà è molto tempo che li stiamo consumando).

b) Effetti sull’interpretazione
Però è soprattutto con la collocazione in «sezioni specializzate» dove il periodico sta offrendo una chiara interpretazione previa del fatto, quindi ognuna di queste sezioni apporta un punto di vista proprio. Queste sono a diffusione nazionale, però in generale risultano più marginali delle «sezioni di estensione o portata» Nazionale e Internazionale, quindi all’interno della gerarchizzazione si situano sempre dopo di esse. Sono inoltre sezioni dirette a un pubblico «più specializzato», e ciò le rende ancora più marginali (come la sezione Società, autentico «ripostiglio» in cui si mescolano notizie di interesse sociale con fatti, scoperte scientifiche, ed altre curiosità ed aneddoti morbosi) o più ristrette (come la sezione Economia/Affari, che utilizza persino un gergo proprio pieno di tecnicismi).
Così succede che a certi fatti di interesse generale gli si da meno importanza collocandoli in sezioni specializzate come Società, o si restringe la sua lettura ad un «pubblico selezionato» situandoli in Economia.
In generale, l’inclusione di un fatto in una sezione specializzata si suppone che gli dia un determinato punto di vista, ugualmente specialistico, scartando altre interpretazioni che potrebbero essere altrettanto o più valide.

Riassumendo, uno stesso fatto si può dirigere a gente molto differente, ed interpretare in maniera molto differente a seconda della sezione specializzata in cui si includa.

Per terminare
, un buon modo per sopradimensionare un fatto e generare molta attenzione su di esso è includerlo contemporaneamente in più sezioni del periodico, di modo che arriva a tutti i lettori. Per esempio, ripetendo i successi economici di un governo simultaneamente in Opinioni, Internazionale, Nazionale, Economia, Società, ed incluso negli articoli dei supplementi domenicali. Molti fatti possono essere affrontati ed interpretati da molti aspetti e punti di vista contemporaneamente, però il periodico lo fa solo quando gli risultano specialmente interessanti.

Tecniche di disinformazione-Parte 1

Manuale per una lettura critica della stampa

Oggi giorno l’opinione pubblica costituisce un elemento fondamentale per la stabilità o l’instabilità del sistema. E in una società mediatica «l’opinione pubblica si forma giorno dopo giorno mediante il continuo bombardamento dei mezzi di comunicazione. La verità è ciò che loro ci propongono come verità. Ciò che non è riportato dalla stampa non esiste, e quello che esiste è solo nella forma in cui appare in essa».

L’importanza dei media da luogo, da un lato ad un forte controllo su questi da parte di chi ha potere, ma, contemporaneamente, alla necessità che questo controllo passi inosservato per mantenere l’apparenza di libertà di informazione, imprescindibile perché si possa considerare una società come democratica.

Il risultato dell’unione di questi obbiettivi è la configurazione di un sistema di manipolazione ampio e sottile, a volte contraddittorio, ma che generalmente più che informare pretende imporre una realtà mediante opinioni e valorazioni presentate come verità indiscutibili.

Tutte le tecniche di disinformazione sono apparse in maniera chiara e ripetitiva, isolate o combinate fra loro. Molte di loro possono essere applicate ad altri mezzi, TV o radio, anche se non alla lettera, perché ogni mezzo di comunicazione possiede i suoi strumenti di disinformazione dovuti alle proprie caratteristiche differenti dagli altri. La soggettività è inevitabile in ogni prodotto culturale per cui, anche pretendendo dare una visione neutra ed imparziale della realtà, questa non potrà mai essere totalmente oggettiva. La maniera migliore di avvicinarsi all’oggettività è mostrando la realtà da differenti punti di vista, raccogliendo informazione su uno stesso tema a traverso fonti distinte e con

differenti posizioni su di esso. Dunque è precisamente in questo punto dove risiede un primo e fondamentale elemento di manipolazione da parte dei media: la sua pretesa di oggettività, l’inganno di offrirci la loro visione della realtà come se si trattasse della realtà stessa, e nascondendo sempre gli interessi che difendono.

Per fare una lettura critica dell’informazione, presumibilmente oggettiva, è fondamentale conoscere gli interessi ai quali rispondono coloro che ti offrono questa informazione.
La «realtà virtuale» costruita dai media è quindi parziale e obliqua. Generalmente questi danno copertura e priorità ai punti di vista di coloro che ostentano i poteri politico ed economico (aziende, grandi partiti politici, governo, grandi sindacati, ecc.) in cambio la visione, valutazione opinioni e interessi dei giovani, anziani, lavoratori, malati, studenti, detenuti, donne, immigrati, impiegati, organizzazioni popolari, …. sono quasi sempre passati sotto silenzio o emarginati o deformati.

La disinformazione non sempre è sistematica, preparata e disegnata in
maniera cosciente e controllata. La complessità del processo di elaborazione dell’informazione, ed il vasto campo da dove si può raccogliere fa che molte volte la disinformazione sia frutto dell’incompetenza del giornalista per non conoscere un argomento, per mancanza di tempo e spazio, per i suoi pregiudizi o quelli
del redattore, per applicare schemi di lavoro troppo semplicisti o sensazionalisti, ecc. Però non c’è dubbio che in molti altri casi esistono campagne di disinformazione che rispondono ad interessi economici o
politici chiari, del mezzo di comunicazione o dei gruppi impresariali che lo finanziano e sostengono.

La maggior parte delle notizie sono distribuite da Agenzie di Stampa internazionali. Queste al principio selezionano una piccola parte delle informazioni perché il 90 per cento di esse vengono rifiutate. Vale a dire,
che ciò che viene a nostra conoscenza è solo una piccola frazione di ciò che succede nel mondo. È necessario per tanto conoscere che criteri di selezione sono usati per la scelta delle informazioni ed a che interessi possono rispondere.
Non dimentichiamoci che la maggior parte di queste agenzie sono grandi aziende
nordamericane, europee e giapponesi, che sono di solito strettamente vincolate ad importanti gruppi finanziari in contatto diretto con i governi dei paesi ai quali appartengono. Logicamente non hanno interesse a ché si verifichino cambi sociali, né certamente nel far conoscere notizie e situazioni che manifestino i
pericoli e gli aspetti negativi del sistema o mettano in questione la sua validità.

Però non solo queste agenzie influiscono nell’informazione (sono solo il primo filtro) ma lo fanno pure le banche che finanziano i mezzi di comunicazione, le corporazioni che possiedono questi mezzi, le aziende che hanno azioni o che sostengono il giornale (radio; TV; ecc.) mediante la pubblicità. E non si tratta solo di aziende: per esempio lo stesso Stato italiano (spagnolo; ecc.) è colui che apporta più soldi ai media nazionali, sotto forma di pubblicità (pagata con denaro pubblico); in questo modo indiretto può «castigare» o «premiare» le voci avverse o quelle a lui favorevoli. E alla fine, la stessa linea ideologica dei giornalisti e dei redattori, vale a dire: anche i loro pregiudizi, il loro corporativismo, eccessiva specializzazione, fedeltà alla impresa e la loro tendenza alla autocensura influiscono nell’orientamento dell’informazione.

La disinformazione viene quindi da numerosi filtri e obliquità, senza che nessuno di questi in particolare, se non tutto il processo sia la causa per cui l’informazione ci arriva manipolata e deformata, e incluso spesso
coscientemente alterata. Quindi non solo in ciò che si pubblica, ma anche in come si pubblica sta la disinformazione. Di quando in quando appaiono notizie critiche e discordanti nei media. Però in generale non sono che «fessure controllate» che danno credibilità al mezzo dotandolo di un’apparenza plurale ed
indipendente, e che sono abbondantemente contrastate da un’alluvione di informazioni di segno contrario (che rispondono ai diversi interessi di potere) o da una presentazione che gli imprime un carattere lontano ed aneddotico. Inoltre, la maggioranza di queste informazioni discordanti, realmente critiche, appaiono sotto forma di opinione (colonnisti, «lettere al direttore, ecc.»), la qual cosa relativizza la sua importanza.

Questo dossier non si incentra sulle cause o origini della disinformazione (struttura impresariale del processo mediatico, interessi politico-economici, ecc.) ma sulle forme con cui si attua questa disinformazione sulla stampa, sotto la apparente oggettività ed esaustività del periodico. Per questo lo abbiamo sottotitolato «Manuale per una lettura critica della stampa». Perché più che inquietudini teoriche, ci guida in questo lavoro un desiderio pratico di proporre strumenti per l’analisi critica. Le tecniche di manipolazione che sono qui
raccolte sono solo alcune gocce d’acqua di tutta una corrente che tergiversa la realtà. Però anche così, consideriamo importante imparare a difenderci dai media, a vedere quello che c’è dietro la facciata (leggere le notizie « dal rovescio «) per, alla fine, pianificarci adesso l’esigenza e la necessità di avere una
informazione al servizio dei nostri interessi, e non contro di essi. Il presente dossier è strutturato in tre parti. Nella prima ci soffermiamo su come si organizza e gerarchizza l’informazione in un giornale (sezioni, estensione, …), il contesto in cui si presenta la notizia e come si ordina quest’ultima. Nella seconda parte
analizziamo il linguaggio scritto, fotografico e statistico, vale a dire la forma in cui ci presentano la notizia, lo stile narrativo, l’uso di virgolette, aggettivi, ecc. E nella terza ed ultima parte del lavoro studiamo il contenuto delle notizie: la loro precedenza, la loro falsificazione, gli argomenti che trattano, quelli che vengono esclusi e quelli che vengono esagerati. Segue un annesso con notizie concrete che illustrano ed esemplificano i punti e le idee esposte.

La raccolta di queste tecniche di disinformazione è frutto di tre anni di lavoro del Gruppo di Apprendistato Collettivo (GAC) di Comunicazione Popolare di Madrid, nell’ambito del progetto educativo e sociale della Scuola Popolare di «Prosperidad».